Un sapore da 17 righe

E’ che diventa sempre più difficile non sembrare ridondanti, vuoti o con un qualche obiettivo occulto da perseguire, piagnisteo da fare o ascia da tirare tra gli occhi di qualcuno. Credo sia diventato difficile rintracciare lo spam, soprattutto quello della personalità, del più o meno volontario esserci a tutti i costi, fare quello che “ma come, non lo fai?”.

Dire la tua, partecipare, sì, ma perchè, per come? Che ci guadagni? Tutti me l’hanno chiesto quando ho cominciato, per esempio, ad usare Twitter e molti, hanno mostrato un sorrisino all’idea di un blog. Un altro. L’ennesimo. E di cosa parleresti, poi?

Dev’essere anche per questo che ho scelto la strada di un certo silenzio, non disinformato o supponente, ma collocato quel passo indietro, a metà tra la stanchezza delle solite cose e una lucida diplomazia, molto bisognosa di essere smontata da qualcosa di eccezionale, che, puntualmente, non arriva, né da fuori, né da dentro di me.

Però, c’è un però, devo anche ammettere che di curiosità ce n’è ancora molta, di gusto nel seguire una storia, una notizia, un percorso, qualcosa che ci tocchi, che serva a stimolare una crescita, uno spostamento dell’asse, nel senso meno spicciolamente retorico possa venire in mente e che, in qualche modo, ci dia un senso di inizio, perchè sono quelli i momenti migliori, quando hai la sensazione che possa iniziare qualcosa, anche se non sai cosa.

Mi sono data una regola, però: niente che vada oltre le 17 righe.

Ho calcolato che ci vuole una manciata di minuti a leggere questi pensierucoli.

No, non riesco ad essere più precisa.

Un po’ più di un tweet, un po’ meno di un articolo.

È il mio personale regalo a chi: non ha tempo, non ha voglia, non se la sente, che due coglioni, devo leggere tanta di quella roba per lavoro che,  e quindi?, ma ho davvero perso più di tre minuti per sta roba?

Ecco. Il mio pensiero va a voi che, come me, vorreste emozioni da spararvi direttamente in bocca come una grossa caramella gommosa o un bolo di caviale, se siete pretenziosi. Poterle assaporare senza capire un granchè del gusto, ma rendervi conto che qualcosa vi ha lasciato e vi sentite un po’ meglio, per questo.

Ma poi, chissà.

Io parto da qui.

7 risposte a "Un sapore da 17 righe"

  1. Si: nella frenesia dei tempi di oggi è bello non essere ridondanti. La trovo una splendida iniziativa, potrebbe aiutarti a superare di slancio le tue ataviche digressioni dialogiche, nonché aiutarti a destrutturare ad una ad una le tue lacune descrittive spesso palesate in altri social. Si apre il sipario in punta di piedi e, col tuo charme; mi auguro di proseguire a godermi lo spettacolo.

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