PERCHE’ IL LIBRO NON MORIRA’, NONOSTANTE L’AVVINCENTE E CONTINUA AGONIA

Non credo che la gente compri libri per leggere delle storie. Le storie sono ovunque e gratis, per giunta. Credo lo faccia perché continua ad essere suggestivo e, in qualche modo, incoraggiante frequentare le librerie. Cioè non è mica come andare al parco, al supermercato, in balera: una libreria parla di gente intelligente, mica ci vanno gli idioti, in libreria, no? E’ un gesto sacro, come andare in chiesa, in moschea, alla Mecca.

Mentre ti trascini tra gli scaffali colorati con aria fintamente accorta e lungimirante, si verifica il miracolo dell’appartenenza a un certo mondo. In quel preciso istante, stai dando il tuo personalissimo contributo a fare del tuo Paese un luogo non del tutto disabitato, piatto e senza speranza. Anche se poi non compri nulla. Anche se poi compri, ma non leggi. Anche se poi leggi, ma non comprendi.

Poi c’è la fondamentale questione estetica: un libro ha una bella forma, estremamente esatta, rassicurante, dominabile, ha quell’odore di cosa importante, di fatica e creatività, di scrigno, di arca perduta, di ricerca, di notti passate a ragionarci su, di gente che esiste e resiste.

E vuoi mettere affrontare una panchina, un treno, un aeroporto, una sala d’attesa con un libro in mano? Ah, quello è il massimo: sei armato fino ai denti. Sai esattamente cosa fare e come farlo, sei al sicuro, stai serenamente giustificando la tua presenza nel creato. I passanti ti guardano quel secondo in più e, senza neanche accorgersene, avvertono l’irrefrenabile istinto di capire cosa stai sfogliando e, da questo, indovinare “perché”.

E tu? Ah, tu col cazzo che ti presenti in pubblico con qualcosa di sciocchino, no, sarebbe come andare dal Papa con la borsa di Barbie: tu esci solo in compagnia degli incriticabili, di quelli forti, di quelli che dicono chi sei mica perché li leggi, ma perché la copertina è blu, la rilegatura è pregiata, lo spessore è adeguatamente impegnativo, ma non pretenzioso, il titolo spacca, l’autore ha vinto qualcosa. Noi non compriamo libri: compriamo un modo per ribadire quello che siamo. O vorremmo essere.

E ce li rigiriamo in mano, questi affari, come posseduti, inebriati, sedotti e, naturalmente, ci viene voglia di scriverne uno. Di essere noi quelli scelti, maneggiati, divorati, non dico capiti, no, quello sarebbe troppo. Meglio essere un’arma che un oggetto di culto.

 

 

 

3 risposte a "PERCHE’ IL LIBRO NON MORIRA’, NONOSTANTE L’AVVINCENTE E CONTINUA AGONIA"

  1. la metafora di se , come libro da sfogliare , nel rileggersi , in cerca di risposte di trame avvolgenti , che ci scuotano dal quotidiano tran tran , mai soddisfatti , ma curiosi , in cerca di emozioni a cui dare un senso , secondo la nostra indole , il nostro temperamento , e se vuoi quel

    personalità .
    si ciascuno differente , in cerca di qualcosa atteaverso cui orientare i propri sensi , di qualcuno a cui offrire la propria carne , senza il timore di pronunciare …di affidarsi quindi , per trovare quelle rassicurazioni a quei forse , a quei dubbi , dare senso a quel viaggio , pur rimanendo fermi in un luogo , senza sentirsi in trappola . vivere ….
    p.s. …

    ….in questo spazio , tutti i miei pensieri più belli , per te…

    piccolo barlume di orgoglio e ambizione , che chiamiamo personalità , si questa é l’irrequitezza

  2. ti chiedo scusa per il piccolo sforzo che dovrai fare per capire il prima ed il dopo di ció che ho scritto , ma wordpress ed io abbiamo deciso di interagire così … a cazzo , proprio come le cose della vita

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