Saranno spente le luci da due minuti e mi prendi la mano

Esco sempre tanto prima quando so che devo incontrare te. Chissà se te lo immagini.

Oggi, poi, è speciale perché mi porti al cinema, hai detto. In realtà, l’idea del cinema era più mia che tua, ma te la regalo, perché mi piace tu faccia bella figura con me. Ti aspetto in questo parcheggio e piove, fisso il volante, non sono tesa, ma siamo sempre un po’ strani, tu ed io, dopo che non ci si è visti per qualche tempo: è come se avessimo bisogno di rompere il ghiaccio da capo, come se non ci fossimo mai veramente conosciuti e allora studio le mosse e metto su un paio d’occhi che possano sorprenderti ancora.

Tu sei puntuale, ma io sono quella che arriva prima, ricordatelo.

Sei sereno e forse lo detesto. Questo è il parcheggio dei litigi, delle lacrime e di quel mandarsi al diavolo fragile che si frantuma un minuto dopo l’altro, una parola dopo l’altra. Credo fosse il chiarimento n.345, quando mi hai urlato contro che no, non c’era speranza e non si poteva continuare. Ma oggi è il giorno del cinema e posso quasi perdonare che tu non sia qui a morire per me. Già, perché non muori per me? Solo perché stiamo andando al cinema non significa che tu possa startene infilato nella normalità di quel cappotto color tabacco a fare l’uomo e a parlare del più e del meno. Lo sai, no? Ti sei stufato, vero? È per questo, vero? Te lo ricordi quando mi supplicavi di non andare via?

Ho messo la giacca nera e la camicia bianca perché me lo hai chiesto. Io non le faccio queste cose, sia chiaro, sono indipendente e distaccata, e, se non fosse che mi porti al cinema, mica avrei stirato questa camicia, (con l’appretto, Cristosanto!), mica mi ci sarei infilata dentro come si indossa l’abito per il ballo delle debuttanti, mica avrei sistemato la sciarpa con cura, a lasciare scoperto quel che ci deve stare.

Lasciamo le auto. Mi aspetto parole d’amore ad ogni passo, arrivano sigarette e aneddoti. Quasi quasi ti odio. Ma siccome abbiamo deciso di dirci tutto, “tutto” è anche questo, no? È che siamo sempre un po’ strani, tu ed io, quando non ci vediamo da qualche tempo. Camminiamo e, ogni tanto, mi tocco i capelli, mi avvicino e sbando un po’ che ho i tacchi, ma credo ti piaccia. Ti piaccio goffa e naturale. Non lo sono, sia chiaro. Goffa no, cazzo. Ok, forse un po’, ma tanto al buio non si vede. Non è al buio che vogliamo stare?

Il biglietto è rosso e il posto è tremendo. Perché, perché questi cinema di quartiere insistono a demolire ogni mio desiderio di perfezione? Ma vi pare il caso?

È semivuoto, con le poltrone blu. Ci sediamo, poi ci rialziamo e ci spostiamo un paio di volte. È così che siamo noi: non sappiamo trovare posto, non sappiamo accontentarci del primo che capita, non sappiamo lasciar perdere.

Saranno spente le luci da due minuti e mi prendi la mano. E’ tiepida e la riconosco, la valuto: è la stessa che mi accarezza la faccia dopo una lite, dopo che ci siamo massacrati. Hai presente quando ci massacriamo? Credo sia stato il chiarimento n.343 il più duro, no, forse il n.342. Ti ricordi, a Natale, quante ce ne siamo dette?

Comincia il film e presto toglierai la mano perché, che ne so, ci si deve concentrare, perché ti sei stancato di me, perché sei quello del più e del meno, perché sei sigarette al posto delle parole d’amore.

Invece no. Resti, resti, resti.

Mi sa che non te ne vai, mi sa che mi tocchi, mi sa che me la tocchi, mi sa che è buio e mi sorridi, mi sa che mi sfiori il seno sotto la camicetta stirata per bene, mi sa che mi prendi in giro e mi sussurri: “sto buono”, mi sa che hai poggiato la testa sulla mia, mi sa che questa guancia è la tua, mi sa che non c’è nessun film, anzi sì e ci guarda.

12 risposte a "Saranno spente le luci da due minuti e mi prendi la mano"

    • Oddio, che si dice in questi casi? Grazie?
      Il fatto è che io conosco pochissimo il mondo dei blog e non ce li ho proprio degli indirizzi da segnalare.
      Mi sottopongo volentieri ad altri tipi di tortura, vale lo stesso?

      • Ciao! 🙂
        Io ti seguo anche su twitter e questo per dirti che so che il tuo blog ne vale la pena. Questo Liebster Award serve a far conoscere blog, e io ho nominato anche il tuo.
        Facciamo così. Segnala quello che vuoi. Qualsiasi cosa tu abbia letto e che ti è piaciuta. 🙂

        Buona giornata
        A.

  1. Dopo un momento d’indefinibile esitazione varcai la soglia, non era altro che uno speciale bisogno: una contraddizione difficile da cogliere.

  2. Leggere queste parole è stato come prendere un pugno fortissimo proprio sulla punta del naso (e di pugni li, proprio li, ne ho presi tanti in 6 anni di pugilato, quindi so di cosa parlo).
    Un piacere per gli occhi – forse un po’ meno per il cuore ma si sa, sembra sempre che tutto sia stato scritto per noi.

    Grazie davvero

  3. come una musica , che dapprima sembra stonata , ma che continui ad ascoltare , perché non riesci a farne a meno , poi quelle sensazioni cominciano a vivere , a farsi immagine , vedi i protagonisti , ti senti “il protagonista ” .
    ed allora cominci a pensare , …
    ogni parola , un’istante intenso , avvolgente …da qui in poi meglio non dire altro….
    si riesci sempre a sorprendere …
    e non ho mai avuto l’impressione che tu fossi ” goffa “.
    mi emozioni sempre . grazie .
    ora ” stó buono “

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