Da femmina a femminile

IMG_6967Quando mi accorsi di essere femmina era già troppo tardi e facevo il portiere in una squadretta di bimbi metà cicciottelli, metà smilzi. È stato un attimo, una folgorazione spirituale: “che cazzo sto facendo?” e, in quel momento, una pallonata mi prese in pieno: due punti sul sopracciglio destro.

Capire d’esser femmina può essere una scoperta dolorosa, ho imparato.

L’ho imparato man mano in molte altre occasioni: dal dover dar retta a 234 porzioni di cervello che ti dicono cose diverse alla strada sbarrata per ruoli professionali importanti, dal doversi ficcare a pressione in altri mille ruoli, da inventare seduta stante (e vedi di farli bene, stronza) alla lotta senza quartiere contro la tua stessa natura, che ti piega in due, quando dovresti star dritta o volare alto, dalla ricerca affannosa di una specie di Graal che ti contenga tutta – almeno per 5 minuti, vi prego – al comprendere che non lo troverai mai e berrai molto spesso dentro un calice di plastica, in un posto dove non vuoi stare.

Ma non è così male, perché non c’è solo che sei femmina, c’è che poi puoi essere femminile.

E quella, credetemi, è tutta un’altra storia.

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