Il più, del meno.

Quando hai una faccia che “dimostri-di-meno” i momenti importanti della vita ti si abbattono addosso e ti insegnano che devi dimostrare il doppio, poiché dimostri di meno e, se dimostri così poco, chi ti prenderebbe sul serio?

Nasce quindi il bisogno di conciarti per le feste coi capelli e gli occhiali e le scarpe e le giacche e la cultura e la brillantezza e il trucco e la barba no, non puoi fartela crescere poiché sei femmina, ma ci pensi intensamente, dentro di te, e, forse, nei momenti importanti della vita, un po’ barbosa lo diventi.

C’è che, però, poi, questa cosa del dimostrare-di-meno-che-non-va-affatto-bene, ti sfugge un po’ di mano e ti convinci che, per esistere, c’è un’urgenza costante di dimostrare il doppio, quindi, devi essere sempre la più brava (il doppio, almeno), la più in gamba (il doppio, almeno), la più simpatica (il doppio, almeno), la più appassionata (il doppio, almeno).

Per comodità, potete calcolare “il doppio” sul valore medio normale di una merda di persona incontrata, che ne so, per la strada.

Quindi, mentre sei tutta impegnata nello sforzo supremo di dimostrare il doppio perché, se no, non va bene, chi ti prenderebbe sul serio? man mano acquisti coscienza del fatto che, anche la persona di merda della strada vive una vita felice, anzi, felice il doppio, rispetto alla tua.

Sono questi i momenti in cui io, alla mia faccia, un calcio in culo, lo darei.

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