Nessuno tocchi l’idea

IMG_5541Mi venisse un colpo se cerco di farti cambiare idea.

Non le faccio io queste cose sporche.

L’idea è tua. È una gamba, un braccio, un dito, solo che è un’idea e si vede solo se mi guardi.

Allora mi guardi poco, sempre meno, sempre meno, così l’idea si mette da un lato e riposa fino allo sguardo successivo di cui, forse, non si può fare proprio a meno.

E diventa forte e brillante come sotto il primo sole d’estate.

Si inzuppa il filtro nell’acqua bollente, si inzuppa un biscotto secco e sottile nel tè, il tavolino traballa e noi ridiamo senza una direzione precisa. Quanto ci piace così.

Allora ti sfiori la faccia e mi dici: “di meno, vuoi?”.

E io, che non ho mai saputo fare le sottrazioni, vacillo.

Allora ti studio il cuore e vedo che dentro c’è l’idea. Quella piccola, sciocca, fioca istantanea che parla di me, mentre io sono via, mentre sono altrove e mai mi toccherei la faccia senza immaginare che sia tu a farlo.

Tossisco e i piccioni scappano con le nostre briciole in bocca.

“Non sei felice?” – ti chiedo.

E tu: “da morire, ma, sai, avevo questa idea.” E mastichi di gusto, seguendo il volo dei piccioni.

Io vorrei chiederti: “come si fa?”, ma non lo so se voglio imparare, allora ti sorrido e seguo il volo dei piccioni.

Poi mi avvicino con la sedia e fisso l’idea nei tuoi occhi, raccolgo tutto quello che sono e ti bacio piano per non disturbarla.

Abbiamo lasciato tutto a metà: il tè, il volo, noi. Ma non l’idea. Quella va da sé.

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