Il pensiero diffuso

Stanotte mi sono dedicata ad un’attività mortalmente seria: pensare di testa. Non ridete, la questione è complessa. Ci sono diversi modi di pensare e non tutti coinvolgono il cervello. Si può pensare con la nuca, ad esempio, quando le immagini che vedi scorrono a scatti come il panno senza fine ficcato nei distributori metallici di alcuni cessi. Il pensiero di nuca, generalmente, riguarda memorie superficiali, non necessariamente recenti, quasi una riproduzione casuale, che ti consente di continuare a lavare i piatti o a parlare durante una conferenza, non crea ansia e non ti fa perdere la concentrazione. Somiglia più a un sottofondo poco pericoloso che si può attenuare col passaggio di una mano. Non ne afferro l’utilità e non la stimo, diciamo che me la ritrovo in dotazione e la lascio fare.

Si può pensare con i polsi. I polsi pensano aggressivo: ti ricordano ferite e bruciature, tempi di attesa, impossibilità di muoverti, cambi di direzione e tutto quello che vorresti distruggere in fretta o fissare per sempre. Ti parlano del piacere e della morte, del sangue che scivola via aldilà di te, dentro, che si getta chissà dove, chissà in chi, chissà perché. Il polso è un pensatore che non ama distrazioni, non ama essere interrotto, deve finire di dirti la sua, altrimenti non sa procedere, non sa tornare ad articolarsi con armonia. Mi si disarticola. È imbarazzante.

Si può pensare con la pancia. La pancia non racconta poiché è priva di linguaggio e di cognizioni. Al massimo ti lascia intuire, ti getta nella disperazione di aver capito, ma non sai cosa. Ti regala il panico e la felicità. Ha una connessione diretta con le mani che manovrano cellulari e genitali. È un pensiero bambino, sfaldato, incoerente, di una bellezza mozzafiato, di una tristezza muta, sono stanze dentro stanze e vuoti dentro pieni.

Poi c’è la testa. Io non la so spiegare, ma ho pensato questo: mi hanno spesso trovata con le gambe sul tavolino, la birra stappata, il sorriso pulito, la portiera aperta, la lingua sulle labbra, la battuta in canna, le orecchie tese, i muscoli pronti, la schiena nuda, la nuca spenta, i polsi spenti, la pancia spenta, io accesa e nessuna particolare rottura di coglioni da proporre, ma non mi pare m’abbiano mai detto grazie per questo.

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