L’inversione

Voglio dormire di giorno e di notte contarmi le dita.

Voglio che il sonno serva a non partecipare a questa luce che non mi va.

Voglio che il letto mi contenga come la scatola di un anello spezzato comprato da Tiffany, riposto con cura da chi ci tiene ancora.

Spezzato o no.

Voglio dormire di giorno e di notte intuire i rumori, dare loro dei nomi e provare a farmi rispondere.

Lo scaldabagno del vicino, lo so, sarà il più duro da convincere.

Voglio che la pelle del viso resti confusa, impossibilitata a rigenerarsi, che si arrenda alle rughe, se c’è da arrendersi e non tenti questi biechi trucchi di restare la stessa di sempre se io, al contrario, invecchio rapidamente.

Voglio alzarmi scalza e prepararmi qualcosa di bollente, versare tutto in una grossa tazza da pochi euro, scottarmi i palmi e sorseggiare accenni di limone osservando i lampioni sfrigolanti nell’atmosfera.

Voglio l’inversione dei poli e che qualcuno lo capisca così bene da trovarlo adorabile.

Poi, per carità, se avessi proprio tanta voglia di dormire, so che potrei contare sul vostro perdono.

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