Il complice, alla fine.

Se avessi avuto il complice, mi sarei appartata mille volte per scrivergli come andava e fare le foto del barbecue e dei fiori secchi nel vaso nero.

Se avessi avuto il complice, ogni sguardo agli aerei nella notte avrebbe parlato di viaggi da progettare, anche se non li avremmo fatti mai.

Se avessi avuto il complice, sarebbero stati suoi i miei passi sul selciato prima di tornare a casa, la mia chiave nella toppa del cancello blu, l’odore delle rose sistemate nell’atrio, la mia memoria, la mia tenerezza.

Se avessi avuto il complice, l’alcol di troppo sarebbe servito a dirgli di più, ancora di più.

Se avessi avuto il complice, avrebbe letto le mie parole col capo reclinato sul cuscino e un po’ di sorriso ad affacciarsi in mezzo alla barba non fatta.

Se avessi avuto il complice, l’aria di questa sera si sarebbe rappresa intorno alla sua buona notte, mai semplice, sempre condita da qualcosa di più.

Se avessi avuto il complice, mi sarei trattenuta sul volante, mani alle 10.10, in estasi, ricordando l’ultimo contatto, l’ultima nota della sua voce, prima di scendere e sparire.

Per questo vi dico, se lo avete, il complice, per l’amor di Dio, lasciatelo crescere in voi e porgetegli l’ultimo alito del giorno che se ne va.

3 risposte a "Il complice, alla fine."

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