Usate Twitter, ma siate pronti a tutto.

Ero alle elementari e una bimba bionda mi avvicinò per dirmi che un’altra bimba mora aveva preso un colore da un astuccio dell’amichetto di banco senza dirglielo. L’informazione mi venne proposta sotto forma di bisbiglio all’orecchio con la manina a conchetta davanti alla bocca. Mi venne da far pipì e mi allontanai immediatamente. Non ho mai più rivolto la parola a quella piccoletta che, sicuramente, oggi è diventata una spia, una serva o sta su Twitter.

A vent’anni mi innamorai di uno più grande di me. La cosa faceva parecchio scalpore e il gossip era ghiotto per la bocca pelosa della piccola comunità che ne avrebbe strutturato fantasiose vicende a puntate, ideali per allietare aperitivi e caffè intorno al bar della piazza. Una donna, in particolare, che, ricordo somigliare a Luciana Turina, e io conoscevo appena decise che sarebbe stata la paladina del buon costume e la depositaria delle verità sulla vita e sull’amore, e spifferò tutto alla mia famiglia. Fui picchiata e messa in punizione, staccata da tutto quello che avevo, relegata a una sorta di arresti domiciliari salva-verginità, giunti un po’ in ritardo, poiché l’avevo già persa anni prima, battendo Luciana sul tempo. Trovai, comunque, il modo di vivere il mio amore di allora, trascorrendo una stagione di pura grazia della quale ho ricordi così luminosi che mi darebbero la forza di essere massacrata nuovamente dai cazzotti di mio padre oggi stesso. Non ho mai più visto quella donna, né ho mai parlato di lei con nessuno. Ma ipotizzo una carriera da spia o da serva o da utente di Twitter.

Qualche anno fa ero molto affezionata a un amico. Ci volevamo bene, credo. Facevamo una cosa molto bella o, almeno, a me piaceva proprio tanto: ci raggiungevamo. Cioè, non era uno star lì a ciarlare, a superarsi, a lasciarsi indietro o a farsi carico uno dell’altra, era proprio un procedere appaiati, un concedersi alla calamita presente dentro noi stessi, che ci ricongiungeva in un certo modo, sempre lo stesso, pur essendo lontani. Noi parlavamo su, non parlavamo di. E’ così raro poter parlare su. Adoravo quel parlare su. A un certo punto, lui ha deciso che quella calamita avrebbe dovuto appiccicarci in maniera diversa, un po’ più giù, un po’ più spesso. Lusingatissima, ma ne sei proprio sicuro? Cioè, a me non sembra una grande idea, cazzo, stiamo da dio, non potremmo semplicemente continuare a parlare su e calamitarci con quella sfumatura di calamita che come noi nessuno mai? No.

Ho appreso solo tempo dopo che non parlava più su, ma parlava di. Con altre donne, in particolare. E l’oggetto ero io. Ed ero un oggetto che non c’entrava niente con me, con noi, col nostro mondo, con quello che eravamo, con la verità. Ero un oggetto suo, adatto per fantasiose vicende a puntate di sfondo agli aperitivi e ai caffè presi nei bar di grandi città. Gli direi che mi manca, ma non ho mai più avuto sue notizie, né ho parlato di lui con nessuno, ma ipotizzo una carriera da spia, da servo o da utente di Twitter.

Il messaggio è chiaro: amate forte, fatevi i cazzi vostri, la metà di quel che vi arriva all’orecchio è falsa, usate Twitter, ma siate pronti a tutto.

8 risposte a "Usate Twitter, ma siate pronti a tutto."

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