Lungotevere

Passeggio con te sul lungotevere, in quel tratto dove, se giri su te stesso, vedi il Cupolone, da un lato, e la luna, dall’altro. Un po’ densa.

Non ci diciamo molto. Stiamo stretti e procediamo lenti, come non faremmo mai. Con la mano destra mi accarezzi il collo, ti entra nel palmo, se la allarghi. Incontri ciocche di capelli e le metti a posto, perché esiste senza dubbio una posizione che ti piace di più delle altre.

Abbiamo un’aria graziosa insieme, il mondo potrebbe anche essere pronto a prenderci in considerazione. Ci ridiamo su.

È la nostra forza non pensare al mondo.

E quando, camminando, le braccia scivolano giù per un attimo, rapidi riportiamo sui muscoli la tensione che serve a non concedere spazio tra i corpi, preserviamo una perfetta aderenza.

È il nostro modo per dirci cosa significhiamo uno per l’altra, in questo momento.

Ogni tanto ci viene voglia di chiedere qualcosa, ma non riusciamo a ricordare perché, proprio qui, proprio ora. Stiamo così per un po’. I vestiti impregnati dell’odore del fiume, immersi nel color seppia della notte romana.

Poi saliamo su un taxi e ce ne andiamo via.

 

 

3 risposte a "Lungotevere"

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