Ho capito

Lo capisci? Cerca di capire. Capiscilo! È bene tu capisca. L’importante è comprendere che. Ma quanto è difficile farsi capire? Un giorno o l’altro lo capirò anch’io. E se non lo capisse mai?

Nella giostra della comprensione stiamo su cavallucci minuti e instabili, con un pezzo di plastica posticcio al posto della criniera. Fellini è morto da un pezzo, ma ci guarda con occhio acuto e condiscendente. La musica è triste e noi giriamo, lentamente e infinitamente. C’è questo di perfido in una giostra: ti muovi, ma ripassi sempre per lo stesso punto. E, dopo pochissimo, l’eccitazione dell’esserci finalmente salito sopra, lascia lo spazio al formicolio del culo e al senso di nausea. La musica è sempre più triste. Ed è sempre quella, pure lei. Ci sarà sicuramente qualcuno che mangia zucchero filato, se ne sente l’odore. Allunghi il collo e cerchi di capire dove sia, se puoi averne un ciuffo rosa anche tu. Ma, in quel momento, la giostra fa la sua naturale curva e ti occulta metà del paesaggio, proprio mentre tentavi di capire. Il sorriso ebete ti si spegne un minuto dopo l’altro. Cominci a chiederti quando si scende, che la terra ferma inizia a mancarti. Ma c’è un piccolo dettaglio: una volta saliti, non si scende. Semplicemente, si gira. E si ripassa per lo stesso punto.

3 risposte a "Ho capito"

  1. gli occhi del tuo cuore , fluttuano …scorgono pensieri .
    e la tua anima grida al mondo , la bellezza di cui sei fatta .
    donna . vestita di emozioni… esprimi le debolezze di noi miseri mortali , come una dea dell’olimpo, lanciando strali di verità , capaci di ammaliare , chiunque abbia il piacere di leggere ciò che scrivi…

  2. Leggerti è sempre stimolante, permette di riflettere a prescindere dai perchè. Ed è quello che mi piace in chi scrive, che possa passarti anche solo uno spunto per riflettere un secondo, un minuto o tutta la giornata. Perchè capita anche quello, di leggere qualcosa che s’insinua nella testa tipo ‘paranoia’ e pensi al perchè tu abbia letto in primis e perchè ti sta rimanendo dentro, poi. Mi piace come la giostra viene vista in modo circolare, differentemente dalle auto-scontro, quelle sono sempre giostre, ma lì le direzioni possono essere le più diverse, scegliendo contro chi andare. Invece qui c’è una circolarità, un senso rotatorio che richiama tanti autori del passato. E tra tutti mi è tornato in mente Beckett, la quasi rassegnazione di una giostra circolare, di una forza centripeta che ti permette di mantenere quel movimento. La rassegnazione che si rompe quando penso all’impressionismo. Ogni giro, potrà essere diverso dal primo, nonostante ‘la monotonia’. Se non fosse stato Proust a dire che il viaggio di scoperta si avvale di nuove modalità di vedere, qualcuno avrebbe dovuto dirlo, perchè alla fine il bisogno d’evasione può essere una forza contrapposta.

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