Il mio 17

Mi voltai e c’era quest’uomo robusto con gli occhi chiari. Mi sorrise come se avesse recuperato l’energia per farlo in quel momento, dopo secoli di broncio e mi chiese cosa ci facessi lì. Mi affrettai a darmi un tono, come mi succede sempre quando vengo presa alla sprovvista. Lo divertì.
“Mi interessava questa conferenza, e lei? Perché, lei non è qui per lo stesso motivo?”
“Se devo dirla tutta, signorina, credo di aver approfittato di questo evento per nascondermi per un po’”.
Mesi dopo mi ha confessato che non si è mai saputo spiegare perché gli fosse venuto istintivo raccontarmi la verità, raccontarmi più della verità, raccontarmi una sua debolezza. È così ancora oggi: non ci sappiamo spiegare perché, sappiamo solo che è.
Era il 17 gennaio 1999.

La cosa della corona d’alloro in testa io proprio no. Uno che si laurea deve rendersi ridicolo da subito? Così, tutti gli altri sembravano novelli Gesucristi e io, molto semplicemente, cercavo di far star su il vestito grigio che era troppo largo. Non ho mai saputo scegliere gli abiti per le occasioni speciali. Ma cercai di darmi un tono, come sempre mi capita quando vengo presa alla sprovvista. Ricordo di aver pronunciato la parola “filmetto”, durante la discussione. Ricordo il caldo della sala e l’applauso finale. Ricordo la foto, col capo piegato da un lato e un mazzo di fiori in mano. Tulipani.
Era il 17 dicembre 2003.

Presi il pullman. Cosa altro potevo fare? Non avevo ancora la macchina e a quel colloquio di lavoro ci tenevo come la vita. La mia via d’uscita, l’unica che avevo in quegli anni. Non potevo fallire. Stavolta avevo scelto una giacca scura che, però, si stava pericolosamente sgualcendo, ficcata com’ero dentro i sedili di quel coso con le ruote. Posto 17. Al 18, una signora anziana che ha sgranato un rosario per tutte e tre le ore di viaggio. Ogni tanto salivo a bordo della sua preghiera pure io. Avevo preparato una presentazione Power Point interattiva del mio curriculum. Qualcosa andò storto e non si aprì, ma cercai di darmi un tono, come sempre mi capita quando vengo presa alla sprovvista e la recitai. Ebbi il lavoro.
Era il 17 marzo 2004.

Il 17 mi segue come un cane fedele, io lo accarezzo e lascio che morda gli altri.

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2 risposte a "Il mio 17"

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