Guarire

Erano mesi, ormai. Medico numero Uno aveva chiamato medico numero Due per dirgli che non sapeva, che aveva pescato scatole di farmaci a grappoli dal suo armadietto dei campioni e me li aveva messi in borsa, tutti insieme, dicendo “prova, se non passa, torna”. Medico numero Due aveva annuito, poi aveva invocato la malasanità, intimandomi di fare altre analisi e di non votare male alle prossime elezioni.

Io avevo la febbre che non passava e tu tornasti dall’America perché avevi da fare. Poi c’era una che ti faceva il filo e forse era il caso di scopartela, prima che i bollenti spiriti di entrambi si placassero. Passasti da me e ti sdraiasti sul divano, preoccupato e per niente lucido. Mi chiedesti cosa potevi fare, mi chiedesti cos’altro potevo fare io, mi chiedesti se potevi tenermi tra le braccia per un po’.

Io dissi di no, che ti avrei attaccato la morte e non volevo. Allora ti ho messo le gambe sulle gambe che sembravamo una grossa X. Un pareggio di jeans consumati su sfondo rosso di un divano da quattro soldi. Ho chiuso gli occhi e non sapevo se li avrei riaperti. Quando sono tornata, tu ti eri addormentato. Esaminavo il tuo respiro e mi allineavo, dentro-fuori, dentro-fuori. Ti ho svegliato perché dovevi andare a scopare. Tu mi hai afferrato per le gambe, tirandomi a te, mi hai baciato la fronte che friggeva e impazziva.

“Fammi restare qui”.

Siamo rimasti così tutto il pomeriggio, senza dire niente, a guarirci.

4 risposte a "Guarire"

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