Buon S. Valentino

È S. Valentino e mi hanno regalato un clown maledetto.

Il clown maledetto indossa una giacca a quadri da clown maledetto e vanta agghiaccianti orbite vitree da clown maledetto.

Diciamo che ne ho subito ammirato la coerenza.

Ho messo il clown maledetto sulla sedia ai piedi del letto e ho fatto un po’ di fatica a prendere sonno, ma mi capita sempre quando mi regalano un clown maledetto, per cui non mi sono preoccupata più di tanto e non ho chiamato la guardia medica.

Nel bel mezzo della notte, ho avvertito nettamente le manine plastificate del clown maledetto intorno al mio collo e, quando ho spalancato le palpebre, in preda agli spasmi da carenza d’ossigeno, me lo sono ritrovato a due millimetri dalla fronte, mentre interpretava una certa smania omicida.

A quel punto, gli ho istintivamente afferrato i testicoli da clown maledetto e l’ho scaraventato a terra, tossendo e rischiando di sputare le tonsille. Ripreso il mio colore abituale, pallido, ma non deceduto, ho allungato il collo per vedere dove fosse finito e l’ho visto giacere, accartocciato su sé stesso, sotto la scrivania, come un polipo sbattuto su uno scoglio. Inanimato.

L’ho preso e rimesso sulla sedia. Ho spento la luce e l’ho studiato per qualche minuto. L’istinto omicida pareva svanito nel nulla e la criptica tristezza scassaminchia dei clown albergava placida sulle sue fattezze standardizzate dalla produzione in serie.

Verso l’alba mi sono nuovamente svegliata perché qualcosa non andava e l’ho trovato che mi frugava nel pc, alla ricerca di un qualche orripilante segreto sulla mia esistenza da sbattermi in faccia o da diffondere a un imprecisato pubblico di curiosi e pruriginosi ficcanaso 2.0.

Qualcosa che mi facesse fuori, ma partendo da dentro.

Gli ho tirato un cartone sul naso e l’ho nuovamente spedito sotto la scrivania. È rimasto lì, immobile, apparentemente sconfitto, con la pupilla inespressiva e tecnicamente inanimata. L’ho nuovamente preso tra le braccia, il fiore giallorosso del suo taschino penzolante da un lato, la bocca all’ingiù in un ghigno spaventoso simile al niente.

Dopo averlo cullato per un po’, canticchiando una vecchia canzone che non ricordo, gli ho staccato la testa.

Fuori era già giorno.

Questa piccola storia macabra è dedicata a tutti quelli che sopravvivono da sempre ai pupazzi e ai pagliacci che cercano di ucciderli.

Se capite cosa intendo.

Buon S. Valentino

2 risposte a "Buon S. Valentino"

  1. Il clown ama la sua orrenda giacca e guardandosi allo specchio ci si vede anche bene. E se non ridi alle sue battute “geniali” si sente un incompreso. E poi si lamenta perchè è solo.

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