Briciole

Morivo di fame.

Lo stomaco s’era trasformato in un territorio lunare inospitale che raccoglieva detriti, globuli, piastrine, nevi chimiche, caffeina, tracce di farmaci, tensioni, conservanti, antichi veleni, discussioni telefoniche, amori finiti, amori mai iniziati.

Mi fu offerta una briciola di pane.

Il piatto che la conteneva era scuro, lucidissimo e ne delineava perfettamente contorno, dimensione, spigolosità. Era una briciola ben cotta, sicuramente, venuta giù da una crosta ricca di lievito e notti di preparazione.

Il volto di chi mi porgeva il piatto con la briciola di pane era giocondo e pacificato, la sua pancia gonfia di pasti a orari regolari, di vuoti d’aria da aerei per le vacanze, di progetti per il futuro metabolizzati nello spazio di un buffet, a casa di un tizio importante.

Verificando con stupore ogni assenza di reazione da parte mia, si abbandonò a un piccolo commento.

“Come? Non hai fame?”

Sì, avevo molta fame. E iniziavano a mancarmi le forze e la lucidità e la vita.

“Guarda, te la lascio qui”, disse, mentre posava il piatto scuro con la briciola di pane a terra.

Nel lento movimento che eseguì, un bottone dei suoi calzoni aggrappati al lardo del benessere, saltò come un fuoco d’artificio e finì chissà dove, nella grande stanza.

A quel punto, la sua espressione cambiò di colpo e si caricò di un’esasperazione e di un risentimento che parevano impossibili fino a un attimo prima.

“Hai visto cosa devo fare per te? Hai visto cosa comporta cercare di nutrirti? Lo capisci? Il mio onore, la mia immagine, la mia strada, la mia tranquillità. Lo capisci cosa rischio?”

Feci un paio di passi e raccolsi il bottone, finito in un angolo, lo guardai: era scheggiato, ma ancora utilizzabile.

Mi avvicinai all’origine di quelle accuse e misi nuovamente il bottone a terra.

“Guarda, te lo lascio qui”, gli dissi, voltandomi e uscendo.

La questione è semplice e in due clamorosi punti:

1) nessuno vuole le vostre briciole

2) quando cercate di spacciarle per oro, il minimo che vi può capitare è di fare una figura di merda.

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