Sottrazioni

Mi mise il telefono sotto il naso e schiacciò un tasto.

Ne uscì la voce di un uomo che forse non era proprio un uomo, pareva più un ragazzo, uno che aveva già i peli, certo, magari addirittura sul petto, oltre che sul pube e sul mento, ma non ancora formato, non ancora composto, non ancora bruciato.

Era fresco, quel tono di voce, musicale in un accordo forzatamente fascinoso e vagamente buffo.

La voce di ragazzo le dava la buona notte in una messaggeria vocale e, a quel sentire, lei era andata in sollucchero, s’era morsa le labbra, aveva rovesciato gli occhi all’indietro e ora stringeva il cellulare contro il petto, portandolo al soffocamento dentro il seno gonfio.

«Lo conosco da due settimane, credo potrebbe essere una cosa seria. Deve essere una cosa seria».

«Deve?»

«Sì, insomma, spero che lo sia. Hai sentito che voce? Anche alle altre è piaciuta molto. C’è chi dice che potrebbe fare il doppiatore o il conduttore radiofonico».

«Alle altre? Cioè, tu fai sentire questo messaggio in giro?»

«Che male c’è?»

Mentre ripassavo mentalmente il procedimento dei tarallucci al vino rosso, mascherando il tutto con un’espressione politica, mi ero sentita afferrare per la manica.

«Vuoi sentire che altro mi dice?»

«Non credi che si incazzerebbe se sapesse che lo sputtani così?»

«No, anzi: gli fa piacere. So per certo che fa ascoltare i miei messaggi ai suoi amici…è una cosa dolce, un gioco tra noi».

Ho lasciato intendere che il mio smisurato senso del pudore mi impediva quell’atto e, per un attimo, mi è parso funzionasse.

Mentre ripassavo mentalmente la formazione della Nazionale del 1982, mi sono nuovamente ritrovata il telefono fastidiosamente vicino e ne sono venuti fuori fondamentali apprezzamenti sul corpo di lei.

Sulla di lei sensualità, sul di lei ventre e sul di lei culo.

A quel punto, credo avesse iniziato a saltellare dall’eccitazione e dalla gioia, ma non ne sono sicurissima visto che sono scesa precipitosamente due fermate prima del dovuto e me la sono fatta a piedi.

Ecco perché sono magra.

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