Le non-scelte

La gente si piazza a casa mia. La casa della mia infanzia, intendo. No, non è una scelta, un business, no, non siamo degli affittacamere. È solo un dato di fatto. Un fatto grave, perlopiù. Un fatto che denota totale mancanza di controllo degli eventi, dei propri beni, dei propri spazi, dei propri diritti e doveri, dei propri ruoli, nonché totale incapacità di farsi rispettare, di farsi capire, nonché strisciante paura di combattere, stanchezza di discutere, scoramento profondo.

A casa mia non si chiude la porta perché la porta non si può chiudere. Perché sono tali a tante le questioni in sospeso, gli intrighi, i sotterfugi, le menate legate al passato, gli irrisolti cosmici, i debiti da pagare, i presunti crediti da riscuotere, che a nessuno fa veramente comodo chiudere quella porta: né a chi pensa di poter ancora scroccare qualcosa, né a chi spera di riavere il maltolto.

Così, senza capire veramente come, è tutto un andirivieni di gente che non ci dovrebbe essere, ma c’è. Di gente che se n’è andata, ma non fino in fondo. Che ti ha abbandonato in molti modi possibili, ma continua a girarti intorno, a rubarti l’aria, l’acqua, la luce, il sonno. Di anime perdute raccattate per strada e, per i motivi più disparati, inserite nel contesto familiare con una violenza inaudita: sottospecie di amici, sottospecie di soci in affari, sottospecie di fidanzati/amanti/potenziali qualcosa.

Tutti transitano da casa mia, tutti vengono fatti entrare, quasi per forza, tutti coabitano e si guardano in cagnesco, tutti usufruiscono dei numerosi cessi, ma cercano di incrociarsi il meno possibile: io con mio fratello, mio padre con l’attuale compagna di mio fratello, quest’ultima con mia madre, io con quest’ultima e così via.

Si preparano letti, si offrono caffè e asciugamani puliti, senza sorriso e senza speranza, come se fossimo sotto l’effetto di qualche droga, di un’invisibile pressione sociale, di qualche fumo che ci impedisce di capire il da farsi, che ci impedisce di dare un taglio netto, di risolvere per sempre. Ecco, risolvere per sempre. Dove “per sempre” dovrebbe voler dire “per sempre”, non fino al prossimo casino, fino al prossimo affare andato male, fino alla prossima imposizione o causa di forza maggiore, fino al prossimo dolore, fino alla prossima perdita, fino al prossimo non saper che fare.

4 risposte a "Le non-scelte"

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