Stai parlando del tempo e, non si sa come, uno dei due se ne va per sempre.

«No, no, no, no, no…», fece lui.

«Sì, sì, sì, sì, sì…», ribatté lei.

«Lo so io cosa vuol dire il tuo “sì”», continuò lui.

«Non vuol dire un cazzo di quello che pensi tu», urlò lei.

«Quindi è così che sarà sempre?», chiese lui, ansimando.

«Così come? Sei tu che la vuoi vedere così. “Così” non esiste in natura se fai diversamente», argomentò freneticamente lei.

«Ed ecco la maestrina. Ti prego, maestrina, potresti darmi un’altra lezione di vita, per cortesia?» perculò lui.

«Hai dodici anni, lo sai? Posso ragionare con un dodicenne, secondo te? Cioè: tu investiresti tempo e vita vicino a un dodicenne?», vomitò fuori lei.

«No, infatti: siccome ho dodici anni, è meglio che lasciamo perdere. Scusa se ti ho dato fastidio col mio essere dodicenne», ululò lui.

«Lo vedi? Lo vedi? Ma ti senti? Che margine di dialogo c’è? Ti guardi mai da fuori ogni tanto? Ti poni mai il problema che esistono anche gli altri?», decretò lei.

«Non ti riconosco. Cazzo, non ti riconosco. Fino a un’ora fa eri un’altra. Dammi quell’altra, io con questa non voglio averci niente a che fare. La detesto», sbuffò lui.

«Di nuovo con questa storia? Svegliati, Cristo! Quando mai ti ho nascosto come sono? Quando mai ho fatto finta di essere un’altra persona con te? Possibile tu non capisca che, se mi trasformo, come dici tu, è per difendermi da qualcosa che proviene da te?», grattò lei.

«Certo: è sempre colpa mia. Va bene, va bene. È tutto chiaro: sono la settima pestilenza. Che avrò fatto mai, poi», brontolò lui.

«Cioè non lo hai neanche capito? Stiamo discutendo e non sai perché stiamo discutendo. Ora le ho viste proprio tutte, davvero. Ora siamo a posto», commentò, affranta, lei.

«Quindi è finita», tagliò corto lui.

«Se è quello che vuoi», tagliò corto lei.

«È sicuramente quello che vuoi tu», chiosò lui.

«Non ci provare: è quello che vuoi tu», puntualizzò lei.

Gli amori finiscono così: stai parlando del tempo e, non si sa come, uno dei due se ne va per sempre.

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3 thoughts on “Stai parlando del tempo e, non si sa come, uno dei due se ne va per sempre.

  1. Credo sia dovuto al momento in cui non si agisce più come noi, e si ritorna a io e tu. Noi, non si ha bisogno di parlare, noi, si agisce insieme, noi, non c’è contrapposizione o voglia di emergere.

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