Tutta, ma tutta, la verità sulla vita.

Eravamo in fila da un migliaio di anni, se non ricordo male e, finalmente, San Pietro si degnò di mollare il giornale e ci rivolse la sua attenzione. Quel ruolo gli stava stretto e si vedeva che glielo avevano imposto.

Non faceva neanche nulla per nasconderlo e ci poneva la domanda più importante dell’esistenza con uno scazzo decisamente inadatto a un’anima della sua fama e imponenza: “in chi o cosa vuoi reincarnarti nella prossima vita?”

Era un momento elettrizzante e atroce: in pochi istanti potevi salvarti o condannarti, essere indulgente o severo, valutare cosa ti sarebbe servito per crescere e cosa potevi rimandare a vite future, definire chi avresti incontrato e in che modo, chi ti avrebbe fatto male, a chi avresti fatto male, dove avresti vissuto, cosa ti avrebbe messo alla prova e anche come saresti morto, consapevole che gli anni non sarebbero passati in fretta, che il corpo lo avresti sentito tutto, con la sua puzza di umana fallibilità a darti il tormento, giorno e notte, e la paura non sarebbe stata controllabile, e la felicità avrebbe potuto essere un pallido ricordo legato ad altre esistenze.

Era tutto sulle tue spalle o, insomma, sulla materia impalpabile di cui eravamo composti, prima di riprendere la carne. Il cerchio della vita prevedeva la nostra responsabilità, anche se non ce lo saremmo ricordato, una volta sulla terra. Esatto: ci saremmo completamente dimenticati d’essere gli artefici del nostro destino, al cospetto di un barbuto San Pietro che era solo un segretario e pure scarso, devo dire.

Fu allora che mi si avvicinò uno spirito traballante e incerto.

«Ho deciso che farò il politico…in fondo, quale modo migliore per misurare la mia capacità di restare onesto, nonostante tutto?»

Non aveva torto, ma il punto era un altro.

«E dove pensi di farlo?»

«In Italia, credo, verso il 2015».

Lo fissai con infinita tenerezza: sapevo che avrebbe fallito. Quello spirito si era appena condannato a reincarnarsi un altro trilione di volte. Gli diedi una pacca da qualche parte – non era facile capire dove – e, finalmente, venne il mio turno.

San Pietro mi guardò scoraggiato.

«Ancora qui? Se non avessimo l’eternità, direi che mi stai facendo perdere tempo…»

«Ma ho imparato tantissimo nell’ultima vita! Dovresti essere fiero!»

«Come altro devo spiegartelo? Te la fai troppo difficile! Sei superba, ecco cosa sei. Commetti sempre gli stessi errori perché le prove sono troppe e tutte insieme. Chi pensi di essere, un fenomeno? Continuerai a reincarnarti all’infinito, non diventerai mai uno spirito-guida, un guardiano del faro, un essere superiore, striscerai sulla terra per sempre senza cavarne nulla e mi impedirai di leggere il giornale».

San Pietro era un cazzo di materialista, in fondo. Ma aveva ragione: me la facevo troppo complicata. Non ero all’altezza. Va bene superare sé stessi, ma ci deve pur essere un limite dettato dal buon senso.

«Ok. Dove ti mando stavolta?»

«In una piccola cittadina di provincia, in Italia».

San Pietro era disgustato.

«Chi vuoi che siano i tuoi familiari?»

«Ehm…è un po’ complicata da spiegare…possiamo passare alla prossima domanda?»

San Pietro sospirò, poi si inalberò:

«Faresti la scrittrice? Dico: vuoi anche morire di fame? Non faccio prima a spedirti in Africa o, che so io?»

«Ma no, non vivrei di scrittura…»

«Quello è sicuro!…tzè…»

Gli occhi mi si riempirono di lacrime o quelle cose che cadono dagli occhi, quando ne hai un paio.

A quel punto, San Pietro mi si avvicinò con dolcezza e mi disse qualcosa che non ho mai dimenticato, una vita dopo l’altra, nonostante sia legge divina quella di non ricordare nulla.

«Non è per niente male questa tua faccia da schiaffi, ecco perché ne prenderai molti».

Poi mi accarezzò, una carezza ultraterrena che mi ha benedetto.

Poi soffiò, credo.

Non ricordo più nulla, come da legge.

Questo post è dedicato a tutti gli stronzi, gli invidiosi, gli incapaci, i narcisisti, i bugiardi, i finti amici e le mezze seghe che, a vari livelli, ho incontrato e incontro in vita. Pensare di avervi scelto di persona per il mio miglioramento, mi fa stare meglio.

Chi non rientra in questa categoria lo sa, glielo ripeto ogni giorno e mi tiene in vita. A loro: grazie.

[Per scrivere questo post, ho maltrattato diverse religioni e filosofie orientali. Ma loro mi perdoneranno. O mi aspetteranno da qualche parte per farmi il culo].

Credo di essermi appena guadagnata un’altra reincarnazione.

Una risposta a "Tutta, ma tutta, la verità sulla vita."

  1. Non avendo il dono della scrittura, la mia dedica agli stronzi, agli invidiosi, ecc. l’ho fatta recintando il finale della mia vita fra quattro mura trasparenti, ma fieramente inaccessibili ad ogni dipendenza psicologica.
    Sta funzionando. Ciao.

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