I seriali

Ricominciare a parlare della tua vita. Di nuovo. Da capo.

Raccontare, spiegare, accennare, ma non troppo. Di nuovo. Da capo.

O gettarsi come un fiume in piena, rovesciare entusiasmo, elargire risate profonde e rivelare tutto subito. Quello che facevi nel 1985, dove vivevi nel 2003, e quella volta in cui. Di nuovo. Da capo.

Spostare la tazzina sul tavolo e vedere se lui o lei ti segue i movimenti con gli occhi. Studiare la sua malattia o il suo disincanto. Valutare la sua finzione o non farci caso.

Di nuovo. Da capo.

Rifare quel gesto coi capelli che ti viene bene solo quando sei emozionata.

Fingere di sbagliare strada perché è così che lusinghi le donne, quando le incontri.

Vedere l’effetto che fa.

Di nuovo. Da capo.

Avvertire una specie di brivido gelido sottopelle nella vicinanza e una specie di aggressione d’ovatta nella gola nella distanza. Di nuovo. Da capo.

Perché? Per quanto? Per che cosa? E’ appagante? ha senso?

Avere fame di sapere, avere il terrore di sapere. Di nuovo. Da capo.

Fare i conti con quello che si è e costringere un altro essere umano a fare lo stesso, dolcemente, progressivamente, come se gli stringessi un laccio intorno al collo, per vedere a che punto smette di respirare. Di nuovo. Da capo.

Misurare le reciproche bugie, omissioni, debolezze, incongruenze. Di nuovo. Da capo.

Portarla negli stessi posti, evitare di portarlo negli stessi posti.

Annusarsi, assaggiarsi, toccarsi, tirarsi i capelli, mordersi le labbra, lacrimare, imparare il piacere, il dolore, il desiderio, la consistenza degli atti, la musica delle parole, il vapore sui finestrini. Di nuovo. Da capo.

Fissare dei limiti. Cercare di superarli. Rimproverarsi per averli voluti superare. Disperarsi per non averli potuti superare. Lasciarli marcire in un angolo, voltare la testa e fingere che non esistono. Di nuovo. Da capo.

Convincersi che non si cerca niente, che non c’è nulla di male, che capita tutto per caso, che siamo innocenti, che è naturale, sano, inevitabile, come il sorgere del sole, come la brezza sulla spiaggia.

Riprendere vecchie abitudini e dar loro nomi nuovi.

Pensarsi felici. Pensarsi al sicuro. Pensarsi fortunati.

Condannarsi.

Assolversi.

Di nuovo.

Da capo.

Io non lo so.

Non lo so davvero come fanno i seriali.

4 risposte a "I seriali"

  1. brano angosciante, cinico e poetico.
    il segreto per uscirne credo stia nel saper trovare/inventare un dettaglio, una sfumatura, un tocco personale che rendano il “di nuovo, da capo” un evento vergine. hai mai provato a “cambiare occhi” nel percorso che fai tutti i giorni?
    ml

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