365 giorni col Diavolo

È il 7 maggio 2016 e mio figlio compie un anno.

È un figlio di 184 pagine, con una copertina un po’ così, scelta al volo perché “si deve uscire, si deve uscire subito!”, anche se nessuno capiva perché.

Il travaglio è stato lunghissimo, pieno di intoppi, di cambi di direzione, di litigi e di silenzi.

Cosa sarebbe successo se avessimo usato quel tempo per lavorare, per riflettere, per migliorare, invece che tenerci il muso?

Non lo sapremo mai.

Suo padre, Roberto Renga, dice di essere molto fiero e, nonostante abbia altri figli, lo ha trattato con particolare attenzione e l’ha tenuto in braccio di più, forse perché ne coglieva tutta la fragilità.

È un pargolo difficile da categorizzazione, il nostro, e chiunque abbia cercato di spiegarne con precisione il contenuto, che gli sia piaciuto o meno, un po’ di fatica l’ha fatta.

Come spesso accade, quando il lettore non avverte nettezza, si irrigidisce e rinuncia.

O, semplicemente, si disamora. A me capita in continuazione.

La partita del diavolo presentazione Roma

La partita del Diavolo è un romanzo, ma non esattamente.

C’entra il calcio, ma non come si potrebbe immaginare. C’è la tragedia dell’Heysel sullo sfondo, ma non parla di questo. Ci sono città, quelle che Roberto ha vissuto quando faceva l’inviato, ci sono alcuni miei ricordi, scene che ho davanti agli occhi, nonostante sia passato tanto tempo. Ci sono citazioni e omaggi agli autori che ci hanno colpito.

C’è il ritmo linguistico di un giornalista: asciutto, pochi fronzoli, eventi, la maglia gialla di lui, i capelli verdi di lei, dati, fatti.

C’è la parlantina isterica di un’amante della scrittura tonda e introspettiva: sensazioni, dialoghi, il sesso, la paura, la violenza, in tutte le sue declinazioni, compresa quella dell’amore.

È tutto lì dentro.

Arezzo

Gli editori ripetono che la vita di un libro è lunga, quindi mi sono chiesta quale fosse il mio augurio per questo “coso” negli anni a venire.

A chi potrebbe piacere questo libro? Chi vorrei che lo leggesse? Cosa vorrei che lasciasse?

Queste sono le domande a cui cerco di rispondere ora, visto che, in genere, quando mi intervisto da sola nella mia testa, faccio una porca figura.

E il condizionale è d’obbligo.

Perugia2

A chi potrebbe piacere questo libro?

Forse a chi non ha fissazioni per un genere letterario in particolare, ma vive l’esperienza della lettura come un esperimento che può scoppiargli in faccia o ammosciarsi in un alambicco, senza grossi danni, e va bene comunque, poiché ha assorbito e non è poco

A chi ama pasticciare: mescolare reportage e narrativa, frasi corte e secche con minuziose descrizioni.

A chi non ha bisogno che sia “vero” e realistico perché dal verosimile trae tutto quello che serve per cogliere il punto e provare una qualche piacevolezza o un piccolo interesse.

Chi vorrei che lo leggesse?

Chiunque, ma soprattutto chi non si ricorda cosa è capitato a Bruxelles quel 29 maggio 1985.

Cosa vorrei che lasciasse?

Un senso di inquietudine e di curiosità rispetto a eventi che sembrano contenere dei significati chiari, invece, dietro, ce ne sono molti altri, parcellizzati nella memoria di tanta gente e mai emersi fino in fondo.

Grazie al mio co-autore (senza di lui, nulla sarebbe avvenuto).

Grazie a chi l’ha comprato, letto, fotografato, apprezzato. A chi s’è preso la briga di indicarci le librerie dove c’era e dove no. A chi è venuto alle presentazioni e ci ha abbracciato o stretto la mano o baciato sulla guancia.

A chi l’ha lasciato a metà, a chi non l’ha aperto proprio e anche a chi non è piaciuto.

Non possono piacerci per forza i figli degli altri.

Presentazione Perugia

9 risposte a "365 giorni col Diavolo"

  1. Cara Dott.ssa Bottini…
    Il senso di curiosità che si augura nascesse nei lettori de “La Partita del Diavolo”, è nato in me, soltanto leggendo queste parole, che sono il più bello degli “AUGURI” che un “figlio dalla personalità poliedrica” possa ricevere da una madre, estremamente e sinceramente, obiettiva! Siccome, mi riconosco in “A chi non ha bisogno che sia vero e realistico perché dal verosimile trae tutto quello che serve per cogliere il punto e provare una qualche piacevolezza o un piccolo interesse”, credo che sia arrivato il momento di compralo… Avrei dovuto farlo molti “tweet” fà, molti articoli fà…
    A presto… E Grazie… A Lei, che riesce ad essere un’ottima compagnia, grazie ai suoi “tweet e non” dai contenuti “ironici e non”, dai pensieri “versatili e non”, degni precursori del suo “pargoletto eclettico”!

  2. per capire nel profondo l’orrore che le immagini televisive trasmettevano, ricordo solamente il dissenso di mio padre nel vedere che comunque si sarebbe giocato lo stesso, mentre mio zio difendeva quella decisione poiché pensava che sarebbe stato ancora peggio non giocare. Sicuramente non fu una finale di calcio. Le domande che Lei pone inerenti al suo libro, di riflesso, mi hanno ricordato quelle che mi sono fatto io quando ho autopubblicato il mio romanzo “Le Ballate di Ozium”. Mi rivedo in tutto quello che Lei ha postato, chi scrive sa quanta fatica e tensione si nascondono dietro la creazione di un’opera letteraria, molti pensano che fare lo scrittore sia un mestiere bellissimo, certamente lo è, che per chi raggiunge il successo è fonte di ricchezza; come dire, soldi facili scrivendo raccontini. Invece non è proprio così, le persone che scrivono non solo per passatempo, sanno a cosa mi riferisco. Sguardo perso dentro pensieri nascosti, mentre i colleghi o gli amici ti stanno parlando di cose che tu fai finta di ascoltare, certe notti passate davanti al monitor, una volta macchina da scrivere, ad inseguire una frase o a descrivere un’emozione che non sai come trasmettere ai tuoi potenziali lettori, oppure, questo mi capita spesso, cercare un pezzo di carta per catturare un’immagine o una parola mentre stai camminando in macchina, certamente scrivere non è come andare a lavorare in miniera… ma c’è nella scrittura, nella creazione di un’opera, giustissima la figura del figlio da Lei richiamata, una dignità così bella e per certi aspetti così altamente etica, da giustificare tutte le nostre domande. Domande che non sono altro, almeno credo, paure tutte nostre che ci portiamo dentro, ecco paura di avere buttato il nostro tempo, le nostre relazioni, in qualcosa che forse non ci porterà nulla. Perché scriviamo? sinceramente non lo so, o forse non voglio analizzarlo… ma se dentro di Lei, come credo, c’è il desiderio di non smettere, allora, forse, non ha senso porsi domande sul destino di quello che scriviamo ma accettiamo di vivere la nostra esistenza scrivendo, poiché questo la vita ci ha donato.

    P.S.

    Naturalmente le auguro tutto il bene per il suo libro.

    poi avevo inserito il mio commento, per sbaglio, sul post precedente, succede;)

    • Lei mi dà del Lei. Per cui io Le darò del Lei. E credo sia una bella cosa in questo mare di confidenze che tutti si prendono senza aver mai coltivato lo spazio per poterselo permettere. Dicevo, Lei, mi cattura con questa sua risposta mentre stavo appunto spegnendo il pc. Disidratata dalla vista dell’A4 bianco e sciolta nella colpa di aver gettato via del tempo altrove. Un altrove immeritevole, peraltro.

      Glielo dico perché ha ragione: non bisognerebbe porsi domande sul destino di ciò che abbiamo, bene o male, creato, ma l’istinto a restare consapevoli è troppo forte. Ed è proprio del genitore. Roba ancestrale.

      Uno scrittore lo sa: l’autoconsapevolezza lo farà a pezzi. Ma, forse, gli farà anche scrivere qualche riga buona. Utile a ricevere commenti come il suo. Ricambio l’augurio. Grazie.
      C.

      • Il fatto che La segua su Twitter non mi autorizza in nessun modo a passare al Tu, mi creda non ricordo nemmeno come io sia diventato un suo Follower non essendo un grande navigatore, ma ricordo che mi colpirono alcuni post. Questo il motivo che, ogni tanto, mi spinge a curiosare nel suo blog… sono un ricercatore di parole, oserei dire un guardone delle emozioni scritte, certamente non un ladro perché le cose che mi colpiscono le rimodello secondo il mio gusto… del resto i veri scrittori fanno anche questo.

        buon fine settimana.

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