Crescere non ha prezzo

Le cose si imparano mentre si imparano. Non prima né dopo. Non c’è neanche un secondo di margine per spazzolarsi i capelli o accertarsi che la schiena sia dritta. È tutto spaventosamente in diretta.

Così, quella volta, mentre imparavo a fare la donna, cercando di entrare in contatto col mio istinto, mi trovavo in un ristorante a picco sul mare e indossavo un vestito che lasciava poco all’immaginazione, sopra un fisico che decisamente non poteva permetterselo.

Tra le cose che impari in diretta, non prima né dopo, c’è che, sotto un vestito di un certo tessuto, non è bene indossare mutande e reggiseno, poiché, esteticamente, risulti un calcio in culo.

Ma siccome non sei ancora una donna fatta e finita, e siccome non hai messo in valigia nessun altro abito adatto al ristorante a picco sul mare, non ti passa proprio per la testa che potresti scappare un attimo alla toilette, sfilarti tutto, ficcare la stoffa del peccato in borsa e tornare al tavolo, senza agitare troppo le mani o mostrare troppo i denti.

Quindi, ceni con l’incubo della tua biancheria intima che ammicca al cameriere, al tizio del tavolo accanto e, peggio che mai, al quasi sconosciuto che hai di fronte e ti chiede se gradisci vino bianco o rosso. E tu non lo sai. Perché non conosci il vino e non conosci la vita e sei partita alla volta di Genova, con le scarpe basse e i jeans che non ti fanno il culone, per incontrare un uomo che ha il doppio dei tuoi anni e ci hai parlato solo qualche volta per telefono.

Mentre ti impegni a diventare una donna, ti porgono un menù senza prezzi. Nei luoghi che ti rimarranno dentro per sempre, la signora non deve conoscere l’entità del conto e il costo della propria ordinazione: non è elegante.

Hai tra le mani un menù mille volte più elegante delle tue orride mutande color carne perfettamente visibili attraverso il fottuto vestito e lo sconosciuto ti chiede cosa ti piacerebbe mangiare. Ma tu non lo sai perché hai il terrore di scegliere un piatto troppo costoso e di passare come quella pseudo-troietta che è venuta a scroccare la cena luculliana al ristorante a picco sul mare.

Ma, poiché le cose si imparano mentre si imparano, non prima né dopo, è allora che gli sfiori la mano e non gli chiedi di ordinare per te – non sei una bambina idiota, sei una quasi-donna – gli chiedi se gli andrebbe di assaggiare più sapori, in quel caso, si potrebbero ordinare pietanze diverse, qualcosa che piaccia a entrambi, un gesto che avvicini, che crei intimità, anche tra estranei.

L’idea lo addolcisce, ti sorride, inizia a leggere e a raccontarti qualcosa dei piatti della sua terra e tu, invece di ascoltarlo – cosa cazzo te ne frega dei piatti della sua terra – prendi in considerazione per la prima volta da diverse ore, da quando vi siete visti fuori dal tuo alberghetto trovato su internet, che, forse, lui non sta guardando attraverso il tuo vestito, sta guardando te, non sta valutando se c’entri o meno con l’ambiente, sta valutando te, non gli interessa affatto se conosci o meno il vino, gli interessa bere con te. E piacerti.

E ti viene in mente che non si cresce soltanto soffrendo e facendo lo slalom tra le sfighe, ma anche abbandonandosi al piacere dell’impossibile da controllare, della carezza inaspettata, del menù senza prezzi in un posto indimenticabile.

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